Giovanni Pico della Mirandola visse appena trentuno anni, ma in quel tempo breve concepì uno dei progetti più audaci della storia intellettuale europea: dimostrare che tutte le grandi tradizioni di sapienza, dalla filosofia greca alla teologia cristiana, dall'ermetismo alla Kabbalah ebraica, convergono in un'unica verità. Da questo progetto nacque una corrente destinata a lunga fortuna, la Kabbalah cristiana.
Un giovane conte tra le università d'Europa
Pico nacque nel 1463 a Mirandola, figlio della famiglia dei signori della città. Ricevette un'educazione eccezionale: studiò diritto canonico a Bologna, filosofia a Ferrara e Padova, dove conobbe a fondo l'aristotelismo e i commentatori arabi, poi Parigi. A Firenze entrò in contatto con Marsilio Ficino e con il circolo mediceo.
Imparò il greco, l'ebraico e l'aramaico, e si interessò all'arabo. Questa formazione multilingue era rarissima per un cristiano del tempo e fu decisiva per i suoi interessi.
Il maestro Flavio Mitridate
Per accedere ai testi cabalistici Pico si affidò a un personaggio singolare, Flavio Mitridate, un ebreo siciliano convertito al cristianesimo, noto per la sua erudizione. Mitridate tradusse per lui in latino migliaia di pagine di opere cabalistiche e insegnò ai suoi allievi le lingue semitiche.
Queste traduzioni, non sempre fedeli e talvolta arricchite da interpolazioni in senso cristiano, furono la principale porta d'ingresso di Pico nel mondo della Kabbalah.
Le novecento tesi
Nel dicembre 1486 Pico pubblicò a Roma le Conclusiones nongentae, novecento tesi su filosofia, teologia, magia e Kabbalah. Il suo piano era invitare dotti da tutta Europa a una grande disputa pubblica, offrendosi persino di pagare le spese di viaggio.
Le tesi erano organizzate per tradizioni: aristotelici latini, commentatori arabi, platonici, Ermete Trismegisto, Caldei, Pitagora, cabalisti ebrei, e infine le tesi che Pico presentava come proprie. Tra queste ce n'era una destinata a fare scalpore: nessuna scienza dà maggiore certezza della divinità di Cristo della magia e della Kabbalah.
La condanna
La disputa non si tenne mai. Papa Innocenzo VIII nominò una commissione che giudicò tredici tesi sospette o eretiche. Pico rispose con un'Apologia, che peggiorò la situazione. Nel 1487 il papa condannò l'intero libro.
Pico fuggì in Francia, dove fu arrestato e trattenuto per breve tempo. Grazie all'intervento di vari principi italiani, tra cui Lorenzo de' Medici, poté rientrare e stabilirsi a Firenze. Lì visse sotto la protezione medicea, scrivendo opere come l'Heptaplus, un commento cabalistico e filosofico al racconto della creazione nella Genesi. Morì a Firenze nel 1494, nello stesso anno in cui i Medici furono cacciati dalla città.
L'Oratio sulla dignità dell'uomo
Il discorso che Pico aveva preparato per aprire la disputa non fu pronunciato. Venne pubblicato dopo la sua morte e solo in seguito ricevette il titolo con cui è famoso, Oratio de hominis dignitate. Vi si trova l'immagine di Dio che si rivolge ad Adamo spiegandogli di non avergli dato un posto fisso nel creato: l'essere umano può degenerare verso le creature inferiori o rigenerarsi verso quelle divine, secondo la propria scelta.
Il testo è spesso letto come manifesto dell'umanesimo, ma il suo contesto è anche esoterico: la seconda parte presenta la magia naturale e la Kabbalah come strumenti di questa ascesa.
Che cosa intendeva Pico per Kabbalah
Pico distingueva due aspetti della Kabbalah:
- una scienza delle lettere e dei nomi divini, basata sulle combinazioni dell'alfabeto ebraico;
- una scienza delle sefirot, le dieci emanazioni o attributi divini che strutturano la realtà.
Egli era convinto che la Kabbalah conservasse una rivelazione orale ricevuta da Mosè sul Sinai e che, letta correttamente, confermasse le verità cristiane, come la Trinità e l'incarnazione. Da qui l'idea di una Kabbalah "cristiana", diversa da quella coltivata dai maestri ebrei.
Gli eredi
Il seme gettato da Pico germogliò rapidamente. Il tedesco Johannes Reuchlin, che lo aveva conosciuto in Italia, pubblicò nel 1494 il De verbo mirifico e nel 1517 il De arte cabalistica, opere fondamentali della Kabbalah cristiana. In Italia il frate francescano Francesco Giorgi, veneziano, scrisse il De harmonia mundi nel 1525, e il cardinale Egidio da Viterbo studiò a lungo i testi cabalistici.
Per lo Studio Esoterico Cornelio la vicenda di Pico mostra il valore e i rischi del dialogo tra tradizioni: l'apertura verso altri saperi può arricchire la ricerca spirituale, ma richiede rispetto per il significato che quei saperi hanno per chi li ha creati.
In sintesi
- Pico della Mirandola (1463-1494) studiò filosofia, teologia e lingue semitiche in diverse università europee.
- Nel 1486 pubblicò a Roma 900 tesi per una disputa pubblica che non si tenne mai e che fu condannata nel 1487.
- L'Oratio, pubblicata postuma, descrive la libertà dell'essere umano di scegliere la propria natura.
- Pico fondò la Kabbalah cristiana, sviluppata poi da Reuchlin, Giorgi ed Egidio da Viterbo.