📜 Storia dell'esoterismo

Ernesto de Martino: Sud e magia, tarantismo e rimorso

Come Ernesto de Martino studiò la magia del Sud Italia: Il mondo magico, Sud e magia in Lucania e La terra del rimorso sul tarantismo salentino.

Nel secondo dopoguerra un etnologo napoletano decise di studiare la magia del Mezzogiorno non come un insieme di superstizioni da deridere, ma come una risposta culturale seria a condizioni di vita difficili. Ernesto de Martino aprì così una stagione di ricerca che ha cambiato il modo di guardare alle tradizioni del Sud Italia. Le sue opere restano un passaggio obbligato per chiunque voglia comprendere la storia della magia popolare italiana.

Ernesto de Martino nacque a Napoli nel 1908. Si formò in filosofia, in dialogo con il pensiero di Benedetto Croce, e si interessò presto alla storia delle religioni. Il suo approccio univa riflessione filosofica, storia e ricerca sul campo, una combinazione rara per l'epoca.

Il mondo magico e la "crisi della presenza"

Nel 1948 pubblicò Il mondo magico, un'opera teorica audace. Vi sosteneva che la magia nasce da un'esperienza precisa: la crisi della presenza, cioè il rischio che l'individuo, di fronte a eventi critici come la malattia, la morte, la fame o la paura, perda la capacità di essere presente a se stesso e al mondo, di agire e di decidere.

Secondo de Martino la magia non è un errore di ragionamento, come pensavano molti antropologi dell'Ottocento, ma una tecnica culturale per affrontare questo rischio. Attraverso formule, gesti e figure protettive, la comunità offre all'individuo un modello per riprendere il controllo della propria esistenza. La magia, in questa prospettiva, "destorifica" la crisi: la inserisce in uno schema mitico e rituale ripetuto, che la rende affrontabile.

Le ricerche in Lucania

Negli anni Cinquanta de Martino condusse spedizioni etnografiche in Lucania, l'attuale Basilicata, una delle regioni più povere d'Italia. Lavorava in équipe, con ricercatori di diverse discipline, e raccoglieva testimonianze dirette.

Il risultato fu Sud e magia, pubblicato nel 1959. Il libro descrive pratiche come:

  • la fascinazione o affascino, l'influsso negativo esercitato da uno sguardo o da un'intenzione altrui, che provocava malessere e debolezza;
  • le formule per "togliere" la fascinazione, recitate da donne esperte;
  • la fattura, la pratica malefica che si riteneva capace di legare o danneggiare una persona;
  • i rituali di protezione dei bambini, dei raccolti e degli animali.

De Martino non si limitava a descrivere. Collegava queste pratiche alla precarietà economica e sociale delle comunità contadine e mostrava come la magia lucana convivesse con il cattolicesimo popolare. Nella seconda parte del libro, inoltre, metteva in relazione la magia del Sud con la cultura colta napoletana del Settecento, analizzando la credenza nella iettatura nelle opere di autori illuministi.

La terra del rimorso

L'opera più celebre di de Martino è La terra del rimorso, pubblicata nel 1961, dedicata al tarantismo del Salento, in Puglia. Secondo la tradizione, chi veniva morso dalla "taranta", un ragno, cadeva in uno stato di malessere, agitazione o malinconia. Il rimedio consisteva in una terapia musicale e coreutica: musicisti suonavano ritmi frenetici, e la persona "tarantata" danzava per ore o giorni, finché non si sentiva liberata.

Nel giugno 1959 de Martino guidò un'équipe interdisciplinare nel Salento. Ne facevano parte, tra gli altri:

  1. lo psichiatra Giovanni Jervis;
  2. l'etnomusicologo Diego Carpitella;
  3. la psicologa Letizia Jervis Comba;
  4. il fotografo Franco Pinna.

Il centro dell'indagine fu Galatina, dove ogni anno, nei giorni della festa dei santi Pietro e Paolo, le tarantate si recavano alla cappella di San Paolo per chiedere la grazia.

Un'interpretazione storica

De Martino giunse a una conclusione importante: il tarantismo non poteva essere spiegato come semplice effetto del morso di un ragno, né come malattia individuale. Era un simbolo culturale, un modo tradizionale per esprimere e risolvere conflitti e sofferenze, spesso legati a lutti, frustrazioni affettive, condizioni sociali opprimenti. Il "rimorso" del titolo gioca su questo doppio senso: il morso che ritorna e il peso di un passato irrisolto.

De Martino mostrò inoltre che il tarantismo aveva radici antiche, forse legate ai culti orgiastici del mondo greco, e che la Chiesa lo aveva in parte assorbito attraverso la figura di San Paolo.

L'eredità

De Martino morì a Roma nel 1965, lasciando incompiuta un'opera sulle "apocalissi culturali", pubblicata postuma con il titolo La fine del mondo. Il suo lavoro ha ispirato generazioni di antropologi e, indirettamente, la riscoperta della musica popolare salentina, la pizzica, divenuta oggi un fenomeno culturale ampio.

Per lo Studio Esoterico Cornelio la lezione di de Martino è di grande valore: le pratiche magiche tradizionali vanno comprese nel loro contesto umano e storico, come risposte alla fragilità della vita, e non giudicate con superficialità né sfruttate senza rispetto.

In sintesi

  • Ernesto de Martino (1908-1965) studiò la magia del Sud Italia come risposta culturale alla "crisi della presenza".
  • Il mondo magico (1948) ne espose la teoria; Sud e magia (1959) documentò le pratiche lucane.
  • La terra del rimorso (1961), frutto della ricerca del 1959 a Galatina, interpretò il tarantismo salentino come simbolo culturale.
  • Il suo lavoro ha cambiato lo studio delle tradizioni popolari e ispirato la riscoperta della pizzica.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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