Se l'occultismo dell'Ottocento ha un padre riconosciuto, questi è Eliphas Lévi. Con i suoi libri, scritti a Parigi a metà del secolo, la magia smise di essere soltanto un oggetto di curiosità erudita o di condanna religiosa e divenne una "scienza" con una propria dottrina, un proprio linguaggio e una propria pratica. Quasi tutti i movimenti occultisti successivi, dalla Golden Dawn alla teosofia, gli devono qualcosa.
Dal seminario alla rivoluzione
Eliphas Lévi è lo pseudonimo, ottenuto traducendo in forma ebraica il proprio nome, di Alphonse-Louis Constant, nato a Parigi nel 1810 da una famiglia di modeste condizioni, figlio di un calzolaio. Grazie alle sue capacità entrò nel seminario di Saint-Sulpice e si avviò alla carriera ecclesiastica, ma la abbandonò prima dell'ordinazione sacerdotale.
Negli anni successivi Constant fu scrittore, disegnatore e militante delle idee socialiste e utopiste. Nel 1841 pubblicò La Bible de la liberté, un'opera di critica sociale che gli costò una condanna e alcuni mesi di carcere. Partecipò al fermento politico che portò alla rivoluzione del 1848. In questi anni conobbe ambienti in cui il socialismo si mescolava al misticismo, alle profezie e a un cristianesimo radicale.
La svolta verso la magia
Dopo il fallimento delle speranze politiche del 1848, Constant si dedicò allo studio dell'occulto. Un ruolo importante ebbe l'incontro con il matematico e filosofo polacco Józef Maria Hoene-Wroński, autore di un sistema mistico-matematico che voleva riformare il sapere.
Lévi lesse con attenzione gli autori del Rinascimento, come Agrippa e Paracelso, la Kabbalah nella versione latina della Kabbala denudata di Christian Knorr von Rosenroth, e la tradizione ermetica. Su queste basi costruì una sintesi personale.
Dogma e rituale dell'alta magia
L'opera che lo rese celebre fu Dogme et rituel de la haute magie, pubblicata in due volumi tra il 1854 e il 1856. Il primo volume espone la dottrina, il secondo la pratica. Ciascuno è diviso in ventidue capitoli, numero che Lévi collegava alle lettere dell'alfabeto ebraico.
Tra le idee centrali del libro:
- la magia è una scienza antica, conservata nei santuari e nelle tradizioni iniziatiche, e non una superstizione;
- esiste un agente universale, la luce astrale, una sorta di fluido sottile che riempie lo spazio e attraverso cui agiscono la volontà e l'immaginazione;
- il mago è colui che ha imparato a dominare se stesso e a dirigere la propria volontà;
- tutte le grandi religioni contengono, sotto il velo dei simboli, la stessa dottrina segreta.
Lévi proponeva anche un accostamento tra le ventidue carte maggiori dei tarocchi e le lettere ebraiche, che avrebbe avuto grande fortuna nell'occultismo successivo.
L'evocazione di Londra
Nel 1854 Lévi si recò a Londra, dove frequentò ambienti interessati all'occulto, tra cui lo scrittore Edward Bulwer-Lytton. Nel Dogma e rituale racconta di aver compiuto lì un'evocazione di Apollonio di Tiana, dopo lunghi giorni di preparazione, digiuno e concentrazione. Descrive con onestà l'esperienza come ambigua e spossante, e invita il lettore a non attribuire troppo peso a fenomeni di questo genere. È una pagina significativa, perché mostra il suo atteggiamento più prudente rispetto alla pratica cerimoniale.
Le altre opere
Negli anni seguenti Lévi pubblicò altri libri importanti:
- Histoire de la magie (1860), una storia della magia dall'antichità al suo tempo;
- La Clef des grands mystères (1861), sulle relazioni tra religione, filosofia e magia;
- opere minori e una vasta corrispondenza con allievi, tra cui il barone italiano Spedalieri, che rivela il suo insegnamento privato.
Nei suoi scritti Lévi cercava di conciliare la magia con il cattolicesimo, che non rinnegò mai del tutto. Considerava la Chiesa custode, spesso inconsapevole, di simboli antichissimi.
Un'immagine destinata a durare
Nel Dogma e rituale compare il celebre disegno di una figura con testa di capro, ali, corna e una fiaccola tra le corna, che Lévi chiamò Baphomet, il nome legato alle accuse contro i Templari. Per Lévi era un simbolo dell'equilibrio dei contrari e della luce astrale, non una figura demoniaca. Il fatto che quell'immagine sia stata poi letta in tutt'altro modo dimostra quanto i simboli possano essere fraintesi quando sono separati dal loro contesto.
L'eredità
Lévi morì a Parigi nel 1875. Il suo influsso fu enorme. In Francia ispirò la generazione di Papus (Gérard Encausse), Stanislas de Guaita e Joséphin Péladan, che alla fine del secolo fondarono ordini e riviste occultiste. In Inghilterra i fondatori della Golden Dawn lo lessero con attenzione, e Aleister Crowley, che tradusse alcune sue opere, arrivò a considerarsi una sua reincarnazione, poiché era nato nell'anno della sua morte.
Per lo Studio Esoterico Cornelio la lezione più importante di Lévi è l'insistenza sulla disciplina della volontà e sull'equilibrio: la magia, per lui, cominciava dalla conoscenza di sé.
In sintesi
- Eliphas Lévi è lo pseudonimo di Alphonse-Louis Constant (1810-1875), ex seminarista e militante socialista.
- Dopo il 1848 si dedicò all'occulto, influenzato da Wroński, dal Rinascimento magico e dalla Kabbalah.
- Il Dogma e rituale dell'alta magia (1854-1856) presentò la magia come scienza della volontà e della luce astrale.
- Le sue opere ispirarono Papus, la Golden Dawn e gran parte dell'occultismo moderno.