Per un secolo e mezzo, dopo la traduzione di Marsilio Ficino, gran parte dei dotti europei credette che Ermete Trismegisto fosse un sapiente egizio vissuto ai tempi di Mosè o persino prima. Nel 1614 un filologo protestante dimostrò che le cose non stavano così. L'episodio è un passaggio cruciale nella storia dell'esoterismo, perché mostra l'incontro tra la venerazione per una tradizione e il metodo critico.
Chi era Casaubon
Isaac Casaubon nacque a Ginevra nel 1559 da una famiglia di protestanti francesi rifugiati. Divenne uno dei più grandi grecisti del suo tempo: curò edizioni di autori classici come Teofrasto, Ateneo e Polibio, e insegnò a Ginevra e a Montpellier. Fu poi a Parigi, al servizio del re Enrico IV come bibliotecario, e dopo l'assassinio del re si trasferì in Inghilterra su invito di Giacomo I. Morì a Londra nel 1614 e fu sepolto nell'abbazia di Westminster.
Un'opera polemica
La critica all'ermetismo non nacque da un interesse per l'esoterismo, ma da una polemica religiosa. Il cardinale Cesare Baronio aveva pubblicato gli Annales ecclesiastici, una monumentale storia della Chiesa che sosteneva le posizioni cattoliche. Giacomo I incoraggiò Casaubon a scriverne una confutazione.
Nel 1614 apparve così il De rebus sacris et ecclesiasticis exercitationes XVI, una serie di sedici esercitazioni critiche sul primo volume di Baronio. In una di esse Casaubon esaminò l'uso che il cardinale faceva delle presunte profezie pagane su Cristo, tra cui quelle attribuite a Ermete Trismegisto e alle Sibille.
Le prove di Casaubon
L'analisi di Casaubon si basava su argomenti filologici e storici precisi:
- la lingua: il greco dei trattati ermetici non è quello di un'epoca remota, ma quello tardo, con parole ed espressioni attestate solo nei primi secoli dell'era cristiana;
- le idee: i testi contengono dottrine chiaramente platoniche e concetti vicini alla teologia cristiana, come il Verbo e la rigenerazione, che non potevano appartenere a un autore precedente a Platone;
- il silenzio delle fonti: nessun autore greco antico, nemmeno Platone o Aristotele, che pure si interessavano alla sapienza egizia, cita Ermete come autore di questi scritti;
- l'assenza di tratti egizi: il contenuto non riflette la religione egizia che Casaubon poteva conoscere attraverso le fonti greche, ma la filosofia greca dell'età imperiale.
La conclusione era netta: il Corpus Hermeticum era stato composto in epoca cristiana da autori di cultura greca, forse anche con l'intento di dare autorevolezza antica a idee recenti.
Non era il primo a dubitare
Casaubon non fu il primo ad avere sospetti. Già nel Cinquecento alcuni studiosi avevano espresso dubbi sull'antichità di Ermete, e altri avevano notato somiglianze sospette con il cristianesimo. Ma la sua analisi fu la più sistematica e la più autorevole, grazie alla sua fama di filologo.
Le reazioni
L'effetto non fu immediato né universale. Molti continuarono a credere nell'antichità di Ermete per decenni:
- il gesuita Athanasius Kircher, nelle sue grandi opere sull'Egitto, continuò a considerare Ermete un antico sapiente;
- il filosofo inglese Robert Fludd rimase legato alla visione ermetica;
- il platonico di Cambridge Ralph Cudworth, nel 1678, accettò che i testi fossero tardi, ma sostenne che potessero conservare elementi di un'antica teologia egizia.
Lentamente, però, la datazione di Casaubon si impose nel mondo erudito. Il crollo dell'antichità di Ermete tolse all'ermetismo il ruolo di "prima teologia" che aveva avuto nel Rinascimento.
Il giudizio degli storici moderni
Nel 1964 Frances Yates, nel suo libro su Giordano Bruno, indicò la datazione di Casaubon come lo spartiacque che chiudeva l'epoca dell'ermetismo rinascimentale. Questa lettura ha avuto grande fortuna, anche se gli studi successivi hanno mostrato che l'ermetismo continuò a vivere ben oltre il 1614, trasformandosi.
C'è poi un aspetto ulteriore. Le ricerche novecentesche, in particolare dopo la scoperta dei codici di Nag Hammadi, hanno rivalutato il contesto egizio dei testi. Lo storico Garth Fowden, nel suo The Egyptian Hermes, ha mostrato che gli scritti ermetici nacquero in ambienti dell'Egitto romano in cui le tradizioni egizie e la filosofia greca convivevano. Casaubon aveva ragione sulla data, ma forse aveva sottovalutato le radici egizie.
Che cosa insegna questa vicenda
Per lo Studio Esoterico Cornelio la storia di Casaubon contiene una lezione di metodo. Una tradizione spirituale non perde valore quando se ne conosce la vera origine: i trattati ermetici restano testi di grande profondità anche se scritti nel II o III secolo. La conoscenza storica, invece di distruggere la ricerca interiore, la rende più consapevole.
In sintesi
- Isaac Casaubon (1559-1614) fu uno dei più grandi filologi greci della sua epoca.
- Nel 1614, in un'opera polemica contro Baronio, dimostrò che il Corpus Hermeticum risaliva all'era cristiana.
- Le sue prove riguardavano lingua, contenuti, silenzio delle fonti antiche e assenza di tratti egizi evidenti.
- Molti ermetisti, come Kircher e Fludd, continuarono a credere nell'antichità di Ermete.
- Gli studi moderni confermano la datazione ma rivalutano il contesto egizio dei testi.